IL BIVIO DELLA EX-FINMECCANICA

Quando nel novembre 2011 l’allora amministratore delegato di Finmeccanica (Giuseppe Orsi) comunicò che a causa di un maxi-accantonamento dovuto a “oneri di natura non ricorrente” nel settore aeronautico, il maggior gruppo industriale italiano di tecnologie avanzate avrebbe subìto una perdita importante nell’anno, la Borsa reagì con una riduzione del 20% del valore del titolo in un solo giorno. Un accantonamento «che è raro vedere in un colpo e in un solo settore» scrisse Il Sole 24 Ore. Fu una opzione priva di alternative?

Anche nel novembre 2017 l’attuale amministratore delegato della ex-Finmeccanica (Alessandro Profumo) ha annunciato che a causa delle difficoltà nel settore elicotteristico il gruppo industriale deve rivedere al ribasso i target sul fatturato e sull’EBITA, e in Borsa il titolo ha ceduto quasi il 20% in un solo giorno.

Negli ambienti del settore veniva già da mesi discussa la situazione del settore elicotteristico della ex-Finmeccanica. La domanda da porsi è cosa sia stato fatto in questi ultimi tempi, in un settore che anni fa era trainante per l’intero gruppo industriale. E se una criticità sul futuro è stata evidenziata (-10,2% il valore del portafoglio ordini del settore elicotteristico), significa che negli ultimi anni qualcosa non è stato fatto all’altezza del ruolo e della presenza della ex-Finmeccanica nei mercati internazionali.

Basta comparare il dato degli ordini di elicotteri acquisiti nei primi nove mesi dell’anno da Airbus e dalla ex-Finmeccanica: Airbus Airbus ne ha acquisiti per il 31,8% in più rispetto all’anno precedente, la ex-Finmeccanica si è fermata ad un +11,2%.

Il calo degli ordini complessivo della ex-Finmeccanica nei primi mesi del 2017, rispetto al corrispondente periodo del 2016, risulta pari al 48,8%. Ma, come è scritto nel comunicato dell gruppo di Piazza Monte Grappa, «il dato dei primi nove mesi del 2016 includeva l’effetto eccezionale dell’acquisizione del contratto EFA Kuwait». In altre parole: senza il contratto “eccezionale” del Kuwait l’anno passato non sarebbe stato molto roseo per il gruppo. Non sono state mesi semplici per nessuno. Il colosso franco-tedesco Airbus ha comunicato un calo degli ordini acquisiti del 31% nei primi tre trimestri del 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016, e per la francese Thales il calo è stato pari al 14% (motivato con l’acquisizione con lo scorso anno dell’ordine del governo indiano per la fornitura di aerei Rafale).

Non è una novità che un management nuovo di un gruppo industriale evidenzi al suo arrivo tutte le criticità trovate per preparare al meglio il rilancio sotto la propria guida. Gli ultimi anni della ex-Finmeccanica sono apparsi più una ritirata dai mercati che una espansione nel mondo. E ora i nodi arrivano al pettine.

E mentre si ritirava, i suoi competitori non sono stati certo ad attenderla. Ha dichiarato Giuseppe Giordo, ex amministratore delegato di Alenia Aeronautica –(gruppo Finmeccanica) e attualmente presidente e amministratore delegato dell’industria aeronautica ceca Aera Vodochody, in una recente intervista sul blog del giornalista Gianni Dragoni: «l’accordo tra Airbus e Bombardier sui C-Series è una grossa operazione, segna una svolta nell’industria aeronautica. Ci saranno solo i grandi e i piccoli, non i medi. E dà l’idea di come qualcuno sia totalmente fermo». Non è necessario essere dotati di un voluminoso serbatoio di fantasia per comprendere che quel qualcuno è la ex-Finmeccanica.

Il compito del nuovo management della ex-Finmeccanica non è semplice, perché sembra non esserci più molto tempo per recuperare il tempo perduto, per un gruppo industriale che non è solo degli azionisti: è parte del patrimonio del Paese.

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