LA COOPERAZIONE EUROPEA NELLA DIFESA E GLI SVILUPPI PER L'INDUSTRIA DEL SETTORE

Il 13 novembre scorso 23 Stati membri dell’Unione Europea hanno firmato la notifica congiunta sulla cooperazione strutturata permanente nel campo della difesa. Nell’ambito delle sigle comunitarie si chiama PESCO (Permanent Structured Cooperation) on Defence. Gli Stati membri firmatari della notifica sono Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. All’appello mancano Danimarca, Irlanda, Malta, Portogallo e, ovviamente, Regno Unito, in piena tempesta da Brexit.

Sono trascorsi 63 anni da quando l’Assemblea nazionale francese non ratificò il trattato istitutivo della CED (Comunità Europea di Difesa), bloccando al tempo stesso il conseguente processo di integrazione politica tra i Paesi allora membri della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Ora si riparte secondo le linee tracciate dal Trattato di Lisbona, e la cooperazione europea nel settore della difesa prende nuovo, cauto avvio.

Insieme all’indirizzo politico sono stati tracciati anche alcuni sentieri lungo i quali sarà possibile rinsaldare le cooperazioni industriali tra aziende della difesa in Europa. E’ previsto infatti l’istituzione di un Fondo europeo per la difesa, attraverso il quale saranno disponibili ogni anno 500 milioni di euro per il finanziamento di progetti di ricerca tecnologica comune nel campo della difesa. Ulteriori, e maggiori fondi, saranno disponibili annualmente per l’acquisizione di “capacità operative”.

La cornice politica all’interno della quale dovrà svilupparsi questa cooperazione europea nella difesa rimane quella della politica euro-americana nella NATO e quella multilaterale nell’ONU.

Il ministro italiano della Difesa, Roberta Pinotti, ha fatto notare come questa nuova iniziativa «spingerà le nazioni europee a fare progetti insieme anche dal punto di vista industriale e questo offre delle opportunità all’Italia che ha delle eccellenze nel campo della Difesa».

Tra le premesse di questa iniziativa, da tempo discussa e finalmente maturata, non è certo estranea la consapevolezza dichiarata nel maggio di quest’anno dalla cancelliera tedesca Angela Merkel quando ha spronato l’Europa a prendere il proprio destino nelle sue mani poiché, tra la Brexit e la nuova politica degli USA di Donald Trump, la sicurezza non può più essere affidata ad altri. Tra le conseguenze prevedibili della firma della notifica tra i 23 Stati europei ci sarà molto probabilmente quella di un aumento delle spese per la difesa: non esistono riforme senza investimenti. Compresi quelli per la ricerca tecnologica e l’innovazione industriale nella difesa.

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