Le previsioni di crescita dell'Unione Europea per il 2017

L’enfasi con cui la Commissione europea accompagna la pubblicazione del Winter economic outlook 2017 nel febbraio di quest’anno non può certo meravigliare: la lunga crisi economico-finanziaria avviata nel 2008 ha lasciato economie deboli in Europa, con riprese caratterizzate da fragilità di ampiezza e difficoltà di durata. Viceversa, le previsioni sulla crescita del PIL in Europa per il 2017 indicano un maggior slancio delle economie europee, pur in un quadro di incognite che rimangono serie e, soprattutto, decisive su eventuali modificazioni del trend di crescita. Basti pensare che in questo anno si svolgono elezioni politiche in alcuni paesi chiave per la politica e per l’economia di tutto il continente (Germania, Francia, Paesi Bassi), che permangono turbolenze per l’immediato futuro in Italia, che il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non è ancora definito con chiarezza, che le conseguenze delle decisioni sul commercio internazionale della nuova amministrazione statunitense possono incidere non poco sulla crescita del PIL dei paesi europei.

Dati incoraggianti per il 2017 dunque, ma rilevanti incertezze sono dietro l’angolo. E le incertezze non aiutano certo una crescita ordinata dell’economia.

Nonostante tutti i nostri sforzi, le previsioni sull’Italia appartengono alla parte poco incoraggiante dell’immediato futuro, almeno per noi. La crescita del PIL italiano in questo anno è prevista come la più bassa rispetto a tutti i paesi dell’area euro, rispetto a tutti i paesi membri dell’UE, e rispetto alle altre due economie avanzate prese in esame (USA e Giappone). Con il nostro 0,9% di crescita del PIL siamo dunque il fanalino di coda del continente: cresciamo la metà della media prevista per tutta Europa (1,8%). Analoga situazione prevista per il 2018: con una crescita del PIL pari al 1,1% rimaniamo gli ultimi in Europa.

Per quanto riguarda l’occupazione, le previsioni di crescita non ci impongono di indossare la maglia nera. Le previsioni di crescita dell’occupazione per l’Italia sono pari allo 0,7%, e più ridotte della nostra sono quelle per molti paesi dell’Europa orientale (Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Bulgaria) nonché la Finlandia e la Francia (0,6%). Ma il tasso di disoccupazione italiano è previsto ancora a due cifre (11,6%), come in molte economie del Mediterraneo: Grecia (22,0%9, Spagna (17,7%), Cipro (12,0%), Croazia (10,8%), Portogallo (10,1%).

La dimensione del problema della disoccupazione italiana risalta ancor più confrontando le previsioni per il 2017 con la media del tasso di disoccupazione nei cinque anni dal 2008 (inizio della grande crisi) al 2012. Ebbene in quel periodo erano 10 i paesi europei con un tasso di disoccupazione a due cifre, mentre nel 2017 ce ne sarebbero solo 6.

Ma soprattutto sono solo 2 i paesi europei nei quali la disoccupazione non era a due cifre e lo è diventata: Italia (nei cinque anni 2008-2012 la media era del 8,4%, e nel 2017 la previsione è del 11,6%) e Cipro (nel suddetto quinquennio era del 7%, per il 2017 è previsto il 12%). Solo la Grecia ha fatto peggio.

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