LA FONDAZIONE È AL FIANCO DEL TEAM ITALO-IRACHENO PER RIDISEGNARE LA STORIA DELLA MESOPOTAMIA

Abu Tbeirah_Giovanni Bardelli

La Fondazione Bardelli, nell’ambito della propria mission a sostegno della ricerca e del “made in Italy”, ha giocato un ruolo importante nella recente scoperta del porto sumerico risalente al III secolo a.C.

Il ritrovamento iracheno, che ha avuto una risonanza mondiale, rientra nella campagna di scavi avviata a Abu Tbeirah nel 2017 da un team di ricercatori internazionali a guida italiana.

Gli archeologi dell’università Sapienza, il prof. Franco D’Agostino e Licia Romano, hanno permesso di scrivere un nuovo capitolo della storia della Mesopotamia e della sua civiltà che, nata dalle acque del Tigri e dell’Eufrate, oggi scopriamo non essere più solo una semplice realtà circondata da distese di campi di cereali e irrigata da canali artificiali, ma è capace di progettare veri e propri porti.

“Sono stato da subito contagiato dall’entusiasmo di questo fantastico gruppo di ricercatori – ha detto Giovanni Bardelli, Presidente della Fondazione Bardelli -. Abbiamo scelto di partecipare alla missione internazionale mettendo a disposizione le nostre migliori tecnologie e competenze scientifiche, dimostrando ancora una volta l’impareggiabile valore aggiunto che il made in Italy possiede. Gli importanti risultati raggiunti ci esaltano e ci spingono a continuare a sostenere questo straordinario progetto”.

La missione archeologica di Abu Tbeirah, oltre al supporto dalla Fondazione Bardelli, vede l’importante contributo anche dell’Università Sapienza di Roma e del Ministero degli Affari Esteri.

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