Camillo Castiglioni e il mito della BMW

Il 29 giugno 2019 la Fondazione Bardelli in collaborazione con il Comune di Trieste inaugurano nella splendida cornice della sala Attilio Selva di palazzo Gocevich, la Mostra “Camillo Castiglioni e il mito della BMW”.

L’esposizione racconta, l’incredibile vita di questo triestino, che, nella prima metà del novecento, divenne uno dei più importanti finanzieri ed industriali europei.

Nato nel 1879 da Vittorio Castiglioni, vice rabbino di Trieste, riesce a costruire in pochi anni un vero impero economico, con l’acquisto di pacchetti azionari e con la fondazione ex novo di numerose aziende.

Insieme a Ferdinand Porsche, nel 1909 realizza il primo dirigibile militare austro-ungarico con cui il 29 novembre 1909 sorvola Vienna conquistando la fiducia del giovane arciduca Carlo, per il quale, in seguito, effettua proficue speculazioni nelle borse di Vienna e di Parigi.

Durante la prima guerra Mondiale con le sue aziende diventa uno dei principali produttore aeronautici europei, fornendo alla Germania ed all’Impero Austroungarico l’80% dei velivoli militari usati durante il conflitto.

Nel 1917 Camillo Castiglioni entra nel capitale BMW e nel 1918 ne diviene unico proprietario differenziando la produzione anche nel settore motociclistico, 1923 la BMW realizza la sua prima moto, la R32 con motore Boxe, primo esemplare realizzato di un’azienda ancora oggi ai vertici della produzione motociclistica mondiale.

Nel 1924, a causa di alcune speculazioni fallite sul franco francese subisce un tracollo finanziario, nel 1925, è costretto a mettere all’asta la sua preziosa collezione di opere d’arte, tra cui si annoveravano dipinti di Donatello, Tiziano, Tintoretto, Rembrandt. L’asta, che interessa i più importanti musei mondiali, frutta oltre cento milioni di lire e fu giudicata la più importante del ‘900.

Durante il secondo conflitto mondiale si trasferisce in Svizzera dalla quale viene espulso il 16 giugno del 1943. Preoccupato per il proprio destino, in quanto ritenuto comunque un ebreo dal regime nazista, si rifugia a San Marino, nel Convento di San Francesco, diventando il misterioso frate Giuseppe Cialenti “il frate dalle calze di seta”.

Alla fine della Seconda guerra mondiale, nel 1946 torna in Italia, stabilendosi a Roma, diventa fiduciario in Europa delle principali banche americane; in questa veste negozia con il governo di Belgrado un prestito di quaranta milioni di dollari della Import-Export Bank.

A compenso della sua opera di mediazione viene promessa a Castiglioni una somma di centomila dollari, impegno che il governo iugoslavo non mantiene e che determina una causa dinanzi alla magistratura italiana tra Castiglioni e il maresciallo Tito.

Castiglioni ottiene dal tribunale di Milano una sentenza che lo autorizza a pignorare i beni iugoslavi nella penisola, ne consegue il sequestro di un certo numero di immobili, compresa la sede del consolato iugoslavo a Milano e la minaccia di porre i sigilli alle navi dello Jugoslavenski Lloyd che approdavano a Trieste, Venezia e Genova.

Dopo non poche complicazioni diplomatiche, rese più acute dalla questione di Trieste ancora pendente, la vertenza si conclude, infine, con un compromesso: Castiglioni ottiene la somma da lui richiesta, pagata dal Tesoro italiano che la storna dal “fondo riparazioni” dovute dal governo di Roma a quello di Belgrado.

Morirà a Roma il 18 dicembre del 1957.